Universal, 1984
Quello che la scheda accende sopra il film: le lettere, le cifre, e le cinque icone che ti dicono che cosa premere.
Sulla scheda di Super Don c’è una PROM dei colori: trentadue byte che dicono quali tinte quel ferro può accendere. Non sono colori scelti da noi per far bella la pagina — sono i colori che quella macchina poteva produrre, e qui sotto ci sono tutti.
Il numero 15 non è un colore: è la trasparenza. Dove una tessera vale quindici, di lì passa il film — ed è il modo in cui la scheda si appoggia sopra il laserdisc senza coprirlo.
Ogni icona è un mosaico di venti tessere da otto per otto, messe in griglia. Non ce n’è una ridisegnata: ogni casella è una tessera vera del chip.
Sono le stesse che vedi sulla pagina delle mosse disobbedienti: la macchina te ne mostra una, e in quattordici momenti ne accetta anche un’altra.
Tutto quello che questa scheda sa disegnare, in ordine di magazzino: lettere, cifre, i pezzi delle frecce, le cornici del punteggio.
Del set a scene corte abbiamo anche il chip grafico. Messo accanto a questo: duecentocinquantaquattro tessere su duecentocinquantasei sono identiche. Le due che cambiano sono la 47 e la 254 — e si scambiano il mestiere: dove una macchina ha una diagonale, l’altra ha il vuoto, e viceversa col blocco pieno.
data/games/sdq/icone_layout.json. ⚠️ Non viene da un documento: è ricavato dai byte, cercando per ogni blocco 8×8 del disegno la tessera che lo produce. Cento blocchi su cento combaciano esatti.